01 giugno 2010

Strage Viareggio. Intervento in Aula

Discussione del testo unificato delle proposte di legge: Bergamini; Velo ed altri; Poli ed altri:
Disposizioni in favore delle famiglie delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio (A.C. 3007-3171-3198-A). GUARDA IL VIDEO

LO STENOGRAFICO DEL MIO INTERVENTO IN AULA.
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PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Toccafondi. Ne ha facoltà.

GABRIELE TOCCAFONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, innanzitutto un ringraziamento doveroso al relatore e anche ai colleghi Velo e Poli. Loro tre hanno presentato le proposte di legge che ci accingiamo a votare nei prossimi giorni.

Il sottoscritto parla certamente in qualità di deputato, di toscano e, se posso aggiungere, anche di relatore in Commissione bilancio della seguente proposta di legge.

Molto si è detto anche oggi del ruolo della Commissione bilancio, e qui vorrei ribadire ciò che a voi è già noto, ovvero che la Commissione bilancio cerca di non entrare nel merito delle proposte che esamina, ma quantifica e verifica. Quantifica la norma e ciò che economicamente può derivare dai vari aspetti di una normativa e verifica la copertura economica.

Si tratta di un compito spesso ingrato ma, devo dire, anche doveroso perché è la stessa Costituzione che dà al Parlamento, e quindi anche alla Commissione bilancio, questo ruolo.

Nello specifico, la normativa aveva due colonne portanti (giustamente, aggiungo, conoscendo anche la vicenda di Viareggio). Pag. 38 La prima consisteva in un indennizzo, un aiuto reale e concreto alle famiglie delle vittime e ai feriti gravi e gravissimi; un’altra, ugualmente giusta, era volta a terminare gli investimenti di una zona devastata. Chi è stato come me in quella zona può capire che la parola che descrive meglio di ogni altra la situazione è «devastazione». È bruciato tutto e ci possiamo immaginare ciò che produce il fuoco a quelle temperature.

Ebbene, su questa seconda colonna la nostra Commissione, supportata anche da tutte le relazioni tecniche che abbiamo chiesto e suggerito al Governo, ha dato parere negativo perché quei 10 milioni di euro sono ed erano già stati iscritti integralmente per far fronte alle rate di ammortamento dei mutui pregressi. Pertanto, la riduzione dell’autorizzazione di spesa avrebbe portato al pagamento di rate di mutui determinando un incremento del debito, e questo non era possibile. Questa è stata da sempre la motivazione tecnica della Commissione sul parere negativo ai 10 milioni di euro per l’investimento.

In ordine alla parte centrale della proposta, riferita all’aiuto economico ai familiari delle vittime e dei feriti gravi e gravissimi, molto si è detto sulla destinazione delle risorse. Con riguardo allo stanziamento, due erano le modalità a fondo perduto.

È stato in questa sede ricordato giustamente il caso della tragedia aerea dell’aeroporto di Linate. Abbiamo ricordato anche storicamente un altro esempio, ovvero quello concreto di un’altra strage conosciuta, quella del Cermis, per la quale invece lo Stato italiano e il Parlamento decisero di effettuare una anticipazione. In questo caso, lo vorrei ricordare, sarebbe lo Stato italiano a subentrare nei diritti dei beneficiari sulle somme eventualmente da essi corrisposte a titolo di risarcimento. La V Commissione (Bilancio) ha tecnicamente voluto solo ribadire quale erano le due possibilità. Questo ha fatto e la Commissione di merito ha deciso in questo senso.

Sul punto degli investimenti, anche oggi molte cifre sono state dette. Vorrei però ricordare qual è la cifra reale che ancora manca, secondo quanto sostenuto dal commissario, ovvero il governatore della Toscana per gli investimenti. Si tratta di 6,8 milioni di euro. Lo ha detto ieri in conferenza Pag. 39stampa: 27,2 milioni è il totale degli investimenti necessari; 20,4 milioni sono già stati attribuiti al governatore per la ricostruzione e manca questa cifra. Il Governo nella stessa V Commissione (Bilancio) ha detto che, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili e con la situazione economica generale del nostro Paese, l’Esecutivo – e anche il Parlamento aggiungerei – farà la sua parte. Però non è assolutamente vero che lo Stato italiano non si è fatto sentire. Ho sentito anche in quest’aula che il Governo italiano è stato presente sul posto nei giorni successivi alla strage e poi nessuno è intervenuto. Queste cifre e questa legge dimostrano l’esatto contrario.

Per dimostrare, però, signor Presidente, perché questa legge è giusta, oltre all’aspetto economico e contabile, dovremmo forse semplicemente leggere i racconti dei sopravvissuti o le storie dei deceduti, oppure i semplici gesti di chi ha perso la vita salvando, per esempio, un figlio, oppure la storia semplice e normale di alcune famiglie che avevano la sfortuna di abitare nella zona colpita di via Ponchielli. Sono storie che andrebbero conosciute e fatte conoscere, sia perché ci riportano alla realtà (e penso che la politica abbia bisogno di realismo), sia perché sono storie vere nel senso che si capisce che cosa abbia veramente un valore, oltre ai numeri e alla calcolatrice che dobbiamo tenere presente soprattutto in questi momenti.

I problemi economici c’erano e ci sono, eppure – è un dato di fatto – questa legge sta per essere approvata dal Parlamento e anche questo è un altro dato di fatto. Quindi, è vero che la calcolatrice deve essere tenuta presente, ma chi fa la politica è uomo e deve tenere presente che cosa accade nella realtà. Alla fine anche in Commissione la situazione si è sbloccata grazie a tutti i componenti, grazie al Governo e grazie anche al fatto che molte delle storie dei deceduti o dei feriti o dei sopravvissuti sono conosciute.

Per esempio, a me ha colpito molto la storia di Marco Piagentini, raccontata in un articolo del Corriere della Sera da Giusy Fasano. Marco Piagentini è stato in coma un mese e mezzo, poi sei mesi di camere sterile, operazioni, dolore fisico, ustioni di secondo e terzo grado sul 90 per cento del corpo. Quella sera gli sono morti la moglie di quarant’anni e due dei suoi tre figli. Leggo un breve passaggio dell’articolo: «Lui era lì, c’era sua moglie Stefania, quarant’anni, e c’erano i suoi tre Pag. 40figli: Lorenzo, due anni; Luca, quattro anni e mezzo; Leonardo, che oggi ha 9 anni. Dopo il rumore del treno che deraglia e dopo quell’odore fortissimo di gas – dice Marco nell’articolo – avevo capito che eravamo tutti in pericolo. Ho strappato Luca dal letto mentre dormiva e sono corso fuori. Si è svegliato un momento e mi ha guardato. L’istinto mi ha detto di metterlo in macchina e così ho fatto. Li ho lasciati lì fuori e sono corso in casa di nuovo a prendere Leonardo. In quel momento è stato il finimondo». Adesso, prima di uscire ogni mattina, Marco deve medicarsi e farsi aiutare per indossare i tutori che proteggono tutta la pelle, ne porta uno anche sul volto, trasparente ma non abbastanza perché qualcuno non si volti a guardarlo. «Non ci faccio caso. Esco e faccio una vita il più possibile normale, non posso a arrendermi e chiudermi in casa, buttarmi via sarebbe un gesto che Stefania e i bambini non meritano. Io sono cattolico, loro sono qui accanto a me e non posso deluderli».

Ecco, signor Presidente, perché nonostante tutte le difficoltà emerse e tutte quelle che potranno emergere ancora, questa legge è assolutamente giusta.