Spesa pubblica: scelta responsabile
L’Istat ha diffuso i dati relativi al 2009 per quanto riguarda la spesa pubblica e la pressione fiscale. Apparentemente si tratta di dati negativi, ma una lettura più attenta dimostra non solo il contrario, ma l’efficacia dell’azione del Governo.
La spesa pubblica totale nel 2009 è stata pari a 798,854 miliardi di euro,ovvero il 52,5% del Pil.Un dato analogo si era registrato nel 1996 (52,6%) ma nel 1993 era stata raggiunta la percentuale del 56,6%.
Si tratta di un incremento previsto, comune agli altri Paesi europei, anche se più alta dell’1,3% rispetto ai Paesi dell’Eurozona e dell’1,2% rispetto alla Ue a 27.
Nel dettaglio, e nell’ambito delle spese correnti, i redditi da lavoro dipendente (che incidono per circa un quinto sul totale delle uscite) sono saliti dell’1%, quindi con un ritmo molto inferiore rispetto al 2008 che era stato del 3,6%. Le spese per consumi intermedi hanno registrato un aumento del 7,5%, proseguendo la tendenza degli anni precedenti; le prestazioni sociali in natura, che includono prevalentemente le spese per assistenza sanitaria in convenzione, sono aumentate del 4% contro una variazione del 2,2% rilevata nel 2008.
Complessivamente, la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche è aumentata del 3,3%, quindi in rallentamento rispetto alla crescita del 4,3% del 2008.
L’Istat rileva che “il contributo più importante alla crescita della spesa, in Italia, come negli altri paesi Ue, proviene dalle prestazioni sociali in denaro (pensioni, sussidi, ecc.): nel 2009 queste hanno segnato un’incidenza di oltre il 36% sulle uscite e una crescita rispetto al 2008 del 5,1%, dovuta all’effetto della crisi sugli ammortizzatori sociali”. Quindi l’incremento della spesa è stato causato dall’intervento dello Stato a sostegno dei redditi più deboli e di chi aveva perduto il reddito da lavoro. Esattamente quel sostegno che l’opposizione dichiarava insufficiente, ma che invece c’è stato e ha consentito di mantenere una sufficiente stabilità sociale in presenza di una crisi internazionale gravissima.
Proprio perché la spesa c’è stata, ma è stata contenuta con il rigore indispensabile, si è avuto il risultato positivo di una riduzione della spesa per interessi passivi del 12,2%, pari a quasi il 9% sul totale delle uscite, e dopo un biennio in aumento, ha liberato risorse per circa 10 miliardi di euro, equivalenti a oltre mezzo punto percentuale di Pil.
Per effetto della forte riduzione del Pil, e quindi della diminuzione delle entrate da attività economica, è aumentata la pressione fiscale al 43,2% rispetto al Pil Si tratta di un incremento dello 0,3% rispetto al 2008, effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (imposte in conto capitale), cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro”. Da notare che fra le imposte straordinarie sono classificati i prelievi operati in base allo “scudo fiscale” per un importo di circa 5 miliardi di euro.
Ciò significa che un’operazione positiva per l’economia (rientro dei capitali) e per l’erario, contabilmente ha costituito un aumento percentuale della pressione fiscale. Come dire che la lotta all’evasione fa aumentare gli introiti fiscali. Cioè una cosa positiva
È quindi necessario proseguire nel rallentamento dell’incremento della spesa pubblica e nella lotta contro l’evasione. Esattamente quello che si propone la manovra all’esame del Parlamento, senza farsi ipnotizzare dai numeri, che devono essere analizzati in un contesto dinamico.







