Ripresa. Il modello-Italia è vincente
L’Italia, grazie agli interventi del governo, è nel gruppo di Paesi che traina la ripresa europea, insieme a Francia e Germania. L’indicazione viene da Bruxelles ed è stata formulata a livello di Eurogruppo. Le tre grandi economie europee, infatti, stanno mostrando segnali di uscita dalla crisi più dinamici rispetto agli altri Paesi europei. Un fenomeno che segnala quanto la crisi abbia modificato strutturalmente il tessuto economico del Continente. Di solito, infatti, al termine di un ciclo congiunturale negativo, sono le economie dei Paesi minori a segnalare rimbalzi positivi: sono più dinamiche e più leste a captare i refoli della ripresa. Il problema è che, in passato, questi recuperi erano determinati dalla finanza che gonfiava i dati dell’economia reale.
Questa crisi, invece, sta cambiando i modi ed i tempi di reazione. Le piccole economie (Irlanda, Spagna, Olanda su tutte) che venivano spinte da una forte finanziarizzazione dell’economia, ora restano al palo. Mentre crescono (a ritmi superiori del previsto) le Grandi economie continentali francesi, tedesche ed italiane.
E crescono non solo per l’andamento della produzione industriale ed i consumi, ma anche per le esportazioni fra loro. La Germania e la Francia rappresentano i primi mercati di sbocco delle nostre produzioni. Così come l’Italia lo è per Parigi e Berlino. Ne consegue che la crescita reciproca stimola tutt’e tre le economie. Che, guarda caso, sono anche quelle che hanno rispettato (nei limiti dati dagli effetti della crisi sui conti pubblici) la dottrina del Patto di Stabilità.
Sempre da Bruxelles, poi, arriva un altro riconoscimento alla politica economica del governo. Il merito di aver tamponato l’emorragia di posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione interno è inferiore alla media europea, un risultato raggiunto grazie al massiccio finanziamento della cassa integrazione e dei provvedimenti a sostegno delle imprese (uno fra tutti: la rottamazione).
La scelta del governo di finanziare gli ammortizzatori sociali fa uscire i cassintegrati dalle statistiche dei disoccupati. In quanto -
come ha ricordato più volte Sacconi – chi va in cassa integrazione conserva il proprio posto di lavoro e non esce la mercato. A differenza di quanto avviene in altri Paesi che hanno forme di sostegno al reddito diverse.
A conferma di una linea politica seguita dal governo italiano di mettere, avanti a tutto, la persona; scelta che Berlusconi ha sintetizzato con “nessuno verrà lasciato solo” davanti alla crisi. E che ora viene premiata dalla Commissione europea.





