Riforma: pronti alla sfida
Berlusconi sta rimettendo ordine e ridando priorità alle problematiche che interessano gli italiani, dopo che una certa confusione si era generata nelle ultime settimane sia all’interno della maggioranza, sia negli stessi argomenti che l’agenda di governo aveva come priorità.
E’ bastata la “nuova” attenzione del Presidente del Consiglio perché l’opposizione desse i numeri e i vari protagonisti del Palazzo comprendessero che la ricreazione era finita.
Al centro resta naturalmente la manovra anticrisi. E al centro di questa manovra da circa 25 miliardi nel biennio rimane l’intoccabilità del saldo finale ma la disponibilità del premier e dei suoi collaboratori ad intervenire sulla realizzazione dei tagli per raggiungere il saldo stabilito. Una precisazione che in altri frangenti sarebbe stata superflua diventa essenziale per i toni eccessivi delle polemiche tra ministeri e Regioni, tra Regioni virtuose e Regioni tendenzialmente sprecone, per mettere una parola definita e definitiva sui provvedimenti cardine che il Parlamento è chiamato ad approvare.
Anche i più ingenui si sono accorti che i nemici di questo governo e di questa maggioranza – quelli che non hanno né i numeri né le idee per garantirne un’alternativa – si nascondono dietro le presunte crepe dell’Esecutivo per mascherare le ambizioni personali della vecchia politica e dei politici vecchi, che non sono sempre quelli con l’anagrafe più datata.
Ecco perché il premier ha dovuto dividere ciò che il buonsenso teneva già separato: i provvedimenti anticrisi dalla legge contro l’abuso delle intercettazioni; le richieste magari giustificabili delle Regioni virtuose sui tagli della Finanziaria dalla politica degli sprechi nella spesa pubblica locale che ha nel mezzogiorno qualche nota dolente. Ha dovuto tenere divise le eccessive polemiche sul caso del ministro Brancher che è già stato, rapidamente, risolto dalle accuse insensate che esponenti di maggioranza hanno finito per rivolgere a questo o a quel partito di governo e persino al Capo dello Stato, colpevole solo di essere tirato continuamente per la giacca.
Berlusconi ha dato una sterzata agli eventi per il solo fatto che ha dichiarato pubblicamente di volersene occupare in prima persona, in tempi immediati e con risultati certi già in questa settimana. Il premier del fare non deve nascondere le difficoltà e, ad enfatizzarle, provvedono avversari dissennati che rischiano (si leggano le dichiarazioni di Enrico Letta) di far fare scelte politiche all’arbitro e di riconsegnare il pallino della opposizione al demagogo per eccellenza, Antonio Di Pietro.
La confusione, sia detto per inciso, non ha soltanto responsabilità tra i politici o tra i frequentatori del Palazzo. In queste settimane di dibattito serrato e quasi mai equilibrato su una legge che rispetti la privacy degli italiani, i giornali e i loro editori stanno giocando una loro partita privata. Non vorremmo che fosse quella del “tanto peggio, tanto meglio”, pur di evitare quella legge sacrosanta che recupera i valori dell’articolo 15 della nostra Costituzione, eppure qualcosa non torna. Non torna la volontà espressa da troppi quotidiani di mettere tutti contro tutti, di inventare una lite al giorno e un governo e una maggioranza che si dibattono tra i dissidi interni e le lotte personali invece che affrontare e risolvere i problemi del popolo. E’ qualcosa di più di un sospetto, è qualcosa di meno di una certezza. E allora annotiamola, assieme all’impegno mirato del Presidente del Consiglio, come l’ennesima coincidenza di chi vorrebbe raccontare al Paese una politica che non c’è perché quella che c’è, e che governa, continua ad avere la fiducia della maggioranza dei cittadini.







