Libertà d’impresa, cammino avviato
L’iniziativa del governo per liberare l’iniziativa privata dai vincoli burocratici, che la soffocano e spingono il paese sulla via del declino, è espressione della volontà politica di restaurare la governabilità del sistema. Si tratta di falciare, con una piattaforma di regole nuove, tempi costi e intralci burocratici che formano quella sorta di tassazione occulta per oltre 16 miliardi l’anno, denunciata anche dal presidente di Confcommercio.
Per significare l’irreversibilità del nuovo corso, servirà incardinare il cambiamento nella Costituzione, con la revisione degli articoli 41 e 118. La parte della Carta dedicata ai rapporti economici fortemente segnata dal compromesso tra cattolicesimo sociale e marxismo, all’epoca in cui le due culture erano permeate di diffidenza verso l’impresa e il profitto.
Adesso che la concezione del denaro come “sterco del demonio” sopravvive solo come testimonianza culturale di passati pregiudizi, “l’utilità sociale dell’impresa” è di senso comune. Continuare a proclamarla come un’arma puntata verso i produttori di ricchezza è solo una sciocchezza, quando non serva a legittimare la pretesa di imprimere torsioni socialiste all’economia di mercato.
Più in generale l’iniziativa del governo contro la moltiplicazione dei poteri di veto che soffocano specialmente la piccola impresa, spesso costringendola a scegliere tra la rinuncia alla crescita e il passaggio alla clandestinità dell’economia sommersa, rientra in un progetto di restaurazione della governabilità del sistema.
Si tratta di salvare il Paese dalla minaccia del declino, a cui è condannato dalla parcellizzazione della sovranità, che già dà corpo all’ombra di un nuovo medioevo con il fenomeno della dittatura delle minoranze. Lo scatenamento delle resistenze corporative contro i sacrifici imposti dalla necessità di alleggerire i conti pubblici è solo l’ultimo esempio di una tendenza non solo italiana.
Deve far riflettere il fatto che ovunque in Europa (ma non è che il presidente Obama se la passi meglio…) sono in caduta libera la tenuta dei governi, di qualunque colore politico, e la loro capacità di far presa sulla realtà.
Ovunque, la depressione dello spirito pubblico sotto i colpi della crisi economica che delude le aspettative di benessere crescente, erode alla base la legittimità del sistema politico. Tanto più è necessario e urgente infrangere le catene che in Italia imprigionano la libera iniziativa, ritardando la ripresa della crescita.
Per cominciare, limitando “allo stretto necessario le restrizioni del diritto di iniziativa economica”. Non possiamo permetterci uno Stato burocratico, grosso e impotente come un gatto castrato.
Mentre l’attenzione era deviata sulle fibrillazioni intorno alla sorte, alla Camera, della disciplina legislativa sulle intercettazioni, il presidente del Consiglio era impegnato, a Bruxelles, a far accettare all’Unione europea la richiesta italiana di estendere la valutazione del debito pubblico all’indebitamento privato del settore bancario e delle famiglie. Notoriamente basso in Italia, rispetto agli altri Paesi.
Con ciò il giudizio sulla sostenibilità complessiva dei nostri conti pubblici è fortemente migliorato. Sono queste le cose urgenti che più contano come lo è la battaglia di principio sulla libertà e segretezza delle comunicazioni personali, sancita dall’art.15 della Costituzione.







