Le aziende vedono la ripresa
Una sostanziosa maggioranza di piccoli e medi imprenditori italiani (il 60%) pensa che già quest’anno ci sarà la ripresa: un ottimismo di gran lunga superiore a quello dei colleghi tedeschi (42%), per non dire degli spagnoli che, con un modesto 29%, si fanno interpreti delle forti preoccupazioni che ci sono in tutta Europa sulla situazione economica di Madrid. E’ uno dati che emergono dalla ricerca della Kpmg su 3.200 aziende fino a mille dipendenti di otto Paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Belgio, Irlanda e Danimarca oltre all’Italia).
La fiducia nel futuro dei nostri imprenditori è confermata dall’atteggiamento e dai propositi con cui i nostri imprenditori guardano ai prossimi due anni in termini di innovazione, crescita e investimento: il 65% fa sapere che studierà nuovi prodotti e servizi, percentuale che supera di 10 punti la media europea, di 13 punti la Francia, di 17 la Germania.
Lo stesso si può dire laddove alle imprese è stato chiesto in che misura la crisi abbia condizionato nel 2009 le strategie per l’esportazione: anche qui le risposte ci pongono in testa nella classifica della fiducia, visto che per il 54% non ha avuto alcun impatto e per il 14% le ha addirittura accelerate. Il 32% restante, che indica una frenata nelle ambizioni di business estero, è il dato più basso (con Gran Bretagna) fra gli otto Paesi.
“Sono dati che dimostrano che gli imprenditori del nostro Paese hanno ancora voglia di rischiare”, commenta Luca Ferranti, partner di Kpmg e curatore della ricerca. La vocazione a guardare oltre confine è d’altronde confermata dall’impennata, complice il dollaro debole, degli investimenti italiani negli Stati Uniti. Il dato è stato fornito dal direttore di “Invest in America”, l’agenzia che si occupa di attrarre capitali negli States. Nell’ultimo quinquennio la presenza di attività italiane in Usa è cresciuta del 60% e così è stato anche nell’anno della grande crisi, anche se i dati precisi non sono ancora noti. Tornando alla ricerca sulle piccole e medie imprese europee, le preoccupazioni maggiori riguardano in Italia problemi di liquidità: il rischio finanziario è valutato al 53% rispetto alla media del 48%, l’accesso al credito al 44% contro una media del 30% dell’interno panel degli Paesi coinvolti nella ricerca. Il secondo motivo di allarme tocca il tema dell’occupazione, anche se il 71% delle imprese si propone di mantenere i livelli e quindi di non licenziare. C’è però una quota non indifferente (19%) che teme di dover ridurre l’occupazione, forse temendo la fine della cassa integrazione. Si tratta di timori infondati: il governo ha confermato, con i fondi messi a disposizione e con i provvedimenti assunti finora, la volontà di difendere i posti di lavoro e di non lasciare indietro nessuno. Un impegno che sta mantenendo e intende mantenere fino all’uscita dalla crisi.







