La ripresa c’è. Ecco le cifre
L’opposizione ha ben poco da rivendicare il solito “noi l’avevamo detto, la crisi c’è”. E ha ben poco da accusare il Governo di averla negata e di avere assicurato che era in atto la ripresa. Bisogna infatti distinguere. La prima ondata della crisi finanziaria internazionale (non nazionale e non nata in Italia!) è stata affrontata con tempestività dal Governo, garantendo un bene primario degli italiani, i loro risparmi. Inevitabilmente, ad essa è seguita la crisi economica: meno produzione, meno consumi e aumento della disoccupazione (ma in Italia meno che rispetto alla media europea).
All’intermo di questo scenario, dopo la fase recessiva, il sistema-Italia ha cominciato a dare segnali di ripresa, come in alcuni altri Paesi e come registrato dagli organismi internazionali. Poi è esplosa la questione della Grecia con l’attacco all’euro e alle obbligazioni degli Stati con pesanti deficit e debiti pubblici (ma l’Italia non è stata toccata). È questa la crisi che il Governo ha riconosciuto, ma come crisi europea e dell’Europa, alla quale Bruxelles ha dato, con il contributo italiano, una prima risposta, cercando faticosamente – una risposta che fosse comune.
L’economia reale, che pure subisce pesantemente la crisi dell’economia finanziaria, va comunque avanti ed è da questa che sono arrivati segnali oggettivi di natura positiva:
• in maggio, la produzione industriale è cresciuta del 2,4% rispetto al mese di aprile, secondo i dati del Centro studi di Confindustria;
• l’indice di fiducia delle imprese manifatturiere ha registrato quota 95,9, la più alta da giugno 2008;
• balzo degli ordinativi dell’industria del 13,1% a marzo rispetto allo stesso mese del 2009; si tratta del dato tendenziale più alto dal giugno 2007;
• balzo delle esportazioni del 17,1% a marzo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente;
• incremento del 6,3% a marzo del giro d’affari del settore industriale;
• aumento del 2,9% delle vendite al dettaglio, cioè dei consumi, su base annua. Per trovare un incremento analogo bisogna risalire a febbraio 2008.
Quindi: ordinativi, produzione, giro d’affari e consumi in crescita. A ciò si aggiunge che la pubblicità delle grandi marche è cresciuta del 12% negli ultimi tre mesi e si sa che le spese pubblicitarie, quando aumentano, anticipano la ripresa e, quando diminuiscono, anticipano la contrazione economica. Si tratta quindi non di impressioni ma di dati oggettivi. Certo, la ripresa non è veloce né verticale, ma c’è ed è diffusa.





