24 febbraio 2010

Inflazione, ecco la ripresa

economia2Per quanto paradossale potrà sembrare, esistono due tipi di inflazione: una buona ed una cattiva. Va detto che l’inflazione è – per definizione – “cattiva”: rappresenta sempre un’erosione del potere d’acquisto dei cittadini. Ma un tipo d’inflazione è meno cattiva dell’altra. Anzi, in certi casi, può anche rappresentare un segnale positivo. Come i campanelli che suonano: possono essere negativi se segnalano un allarme; positivi se indicano la fine di una lezione. Oggi l’Istat informa che a gennaio l’inflazione cresce dello 0,1% su base mensile e dell’1,3% su base annua. Contemporaneamente, l’Istat francese dice che sempre a gennaio a Parigi l’inflazione è scesa dello 0,2% su base mensile e cresce dell’1,1% su base annua.
Nel primo caso, quello italiano, siamo in presenza di un’inflazione buona (o meno cattiva); nel secondo, quello francese, di un’inflazione cattiva. Vediamo perché.
In Italia la spinta sui prezzi viene da settori che denotano una ripresa dei consumi, soprattutto nei servizi (essenziali, per carità: come salute e sanità); ma anche nelle bevande alcoliche e nei trasporti, intesi come acquisto di veicoli. In più, la circostanza che la voce del paniere relativa all’abbigliamento sia rimasta ferma, è segno che i saldi hanno tamponato il calo fisiologico delle vendite.
Con il risultato, che la spinta sui prezzi determinato dal petrolio è stato annacquato dalla spinta sui consumi. Da qui, l’aumento dell’inflazione su base annua è dunque un campanello positivo, simbolo di un timido segnale di ripresa dell’economia.
Di segno diverso, invece, il dato francese: necessario come punto di riferimento proprio per indicare (ed apprezzare) l’andamento italiano. A gennaio i prezzi in Francia sono diminuiti dello 0,2%, segno che la recessione al di là delle Alpi ancora morde. Ad aggravare il quadro, poi, due dati.
Il primo. Mentre in Italia i prezzi dei trasporti hanno fatto registrare un dato positivo (+3,7%), a Parigi il dato è stato negativo per il 16,7%, a causa dell’eliminazione degli incentivi per l’acquisto delle auto.
Il secondo. Responsabile del calo dei prezzi in Francia è stato il crollo dei consumi delle famiglie, diminuiti del 2,7%; mentre in Italia il fenomeno è stato tamponato grazie ai saldi.
Ne consegue che Oltralpe – a differenza che da noi – l’aumento dei prodotti petroliferi non è stato annacquato dai consumi; e l’aumento dell’inflazione su base annua non è sintomo di ripresa economica, ma l’indice di una stagnazione della congiuntura. Come dimostrano anche altri indicatori economici di Parigi, a partire dal deficit. Quello di quest’anno sarà superiore all’8% in rapporto al pil; mentre quello italiano sfiorerà il 5%.