Giustizia e lavoro, il governo del fare
Con grande esibizione di ipocrisia e disprezzo della verità, la sinistra – Partito democratico compreso – sta avventurandosi in campagna elettorale con lo slogan “il governo, preso solo dalle leggi ad personam, si disinteressa di chi rischia il lavoro”.
E’ bene contrastare subito questa assoluta falsità, contro la quale non mancano dati e argomenti, e dire senza mezzi termini che l’opposizione mente sapendo di mentire.
- I provvedimenti in discussione sulla giustizia in Parlamento non sono altro che la riproposizione di misure suggerite dalla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, dall’opposizione stessa sul legittimo impedimento e sul processo breve, nonché dalla necessità di accogliere le osservazioni del Quirinale.
- Per il legittimo impedimento è stata scelta la via del disegno di legge: con tempi contingentati, certo, come è previsto dai regolamenti parlamentari ai quali l’opposizione quando le fa comodo si richiama come totem. Se il dibattito andasse per le lunghe, che cosa diremmo agli italiani? Che le camere si occupano di questo e non di economia e lavoro?
- Il lodo Alfano verrà riproposto come legge costituzionale, accogliendo con ciò la sentenza della Corte.
- La riforma della giustizia e l’introduzione del processo breve (ma è più logico chiamarlo processo giusto) va a sanare una piaga vecchia quanto la Repubblica. Basta pensare che si riapre a Roma il processo per il delitto di via Poma, avvenuto vent’anni fa, dove i pm non sono stati in grado di fare ciò che per tutti gli inquirenti del mondo è la più elementare delle priorità: ottenere una confessione.
- Un emendamento proveniente dalla maggioranza sui pentiti è stato sconfessato dal ministro Alfano. Logica prudenza quella del governo – che appunto dimostra come non si stiano facendo leggi ad personam – ma non dimentichiamo in che contesto stiamo parlando. A Palermo c’è un “pentito”, Massimo Ciancimino, che continua a fornire le proprie verità (cambiandole anche da una settimana all’altra) sui rapporti tra mafia e politica, sulle stragi anche qui di quasi vent’anni addietro, e che soprattutto cerca di dimostrare che il referente dei boss era ovviamente Silvio Berlusconi. Già smentito assieme alle patetiche dichiarazioni di un un altro pentito, Gaspere Spatuzza, questo teorema viene ora ripresentato con grande clamore da Ciancimino jr. Nel frattempo non uno straccio di conferma è stato trovato dai magistrati, così come prescrive la Cassazione. Anzi, i boss interpellati hanno clamorosamente negato il tutto. Domanda: esiste o non esiste un problema dei pentiti? Esiste o non esiste un uso politico di inchieste vecchie di decenni e che vengono rispolverate da certe procure ad uso politico? Esiste o non esiste un uso indebito delle risorse della magistratura?
- Questi sono i punti sui quali l’opposizione, se fosse in buona fede, dovrebbe fare una riflessione e un’autocritica. La legge sul legittimo impedimento e il lodo Alfano nascono da qui: non ce ne sarebbe bisogno se avessimo a che fare con procure normali e con un uso corretto della giustizia. C’è qualche altro Paese del mondo civile nel quale i processi si riaprono dopo vent’anni, e dove i “pentiti” si ripresentano a comando, anticipando in tv ciò che andranno poi a dire in tribunale? O tutto questo esiste solo in Italia?
E veniamo al lavoro, e vediamo perché giustizia ed economia sono strettamente connessi.
- Il governo (e non il Parlamento) ha dedicato ai vari aspetti della crisi circa i quattro quinti della propria attività nel 2009, ed in questo inizio del 2010. Il restante è stato occupato dalle varie emergenze (da Napoli all’Abruzzo) e dalla politica internazionale.
- Sull’occupazione sono stati messi in campo circa dieci miliardi di euro, la cifra più alta dell’Unione europea. A fronte di questa terapia, l’Italia ha oggi – pur nella crisi – la crescita di disoccupazione più bassa dell’Ue: l’8,5 per cento, contro una media europea del 10, e contro picchi che in Spagna toccano il 25 per cento.
- Per aiuti diretti e indiretti alle imprese ed al credito il governo ha messo a disposizione un’altra ventina di miliardi. Risultato di tutto ciò è che la ripresa italiana si annuncia come la più dinamica dell’area Ocse, mentre – quello che è più importante – le famiglie non hanno vissuto i momenti terribili di altri paesi con ben maggiori risorse delle nostre.
- In questo quadro il bilancio pubblico non è stato dissestato. Come ha appena dichiarato Arrigo Sadun, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, “l’Italia non è oggi un Paese a rischio“, come lo sono invece Spagna, Grecia, Irlanda, e perfino Usa e Giappone. Non si tratta di materia buona solo per i salotti finanziari: quando si tratta di capacità di onorare gli impegni sul debito, si parla soprattutto del risparmio e degli investimenti di cittadini e famiglie. Non dimentichiamolo mai.
- In virtù di questo assieme di cose, oggi abbiamo in Italia i contraccolpi di una crisi che vedono una minore disoccupazione, una maggiore capacità di ripresa e soprattutto una tutela pressoché totale del risparmio, dei patrimoni familiari, degli investimenti individuali. A questo si è appena aggiunta la moratoria sui mutui.
- Tutto ciò ha un nome: coesione sociale. Nel 2009 le ore di sciopero sono state due milioni, quasi il 60 per cento in meno rispetto al 2008. Secondo le cifre certificate dall’Istat, 23 contratti collettivi sono stati rinnovati nel settore privato, e tutti quelli del settore pubblico. I lavoratori interessati sono l’88 per cento del totale, precari compresi. Le retribuzioni sono cresciute del 3 per cento rispetto al 2008: al netto dell’inflazione dello 0,8, si tratta di in incremento superiore al 2 per cento.
- Questo in un anno di crisi; e grazie anche all’impegno costante del governo su ogni singolo caso aziendale, ogni settore, ogni vertenza. Il 2009 di è chiuso con un tavolo sulla Fiat e su Termini Imerese, e da lì si è ripartiti nel 2010. Questa notte si è trattato sullo stabilimento Alcoa in Sardegna, dove il problema è originato dalle norme restrittive dell’Unione europea. Ci sono spiragli, se ne tornerà a discutere lunedì.
- I singoli ministri e Berlusconi in persona hanno seguito passo passo tutti questi fronti. Domanda: sarebbe stato possibile se il premier avesse dovuto impiegare gran parte delle settimane a rispondere in questa o quella procura? Magari ad accuse che non si reggono in piedi?
Ecco perché c’è un nesso tra giustizia, lavoro ed economia. Ecco perché è pura mistificazione e propaganda accusare il governo di occuparsi solo di giustizia e trascurare tutto il resto. L’opposizione lo sa benissimo, ma preferisce insistere sulla via giudiziaria alla politica. Una via che in pochi mesi ha fatto perdere alla sinistra la propria identità, la propria autonomia, e soprattutto molti consensi. In un “Paese normale” tutti, maggioranza e opposizione, si concentrerebbero sul problema principale – l’economia – e su questo la minoranza presenterebbe il conto al governo. Ma noi non abbiamo un’opposizione normale. Purtroppo.







