22 giugno 2010

Economia. Lontani dalla zona-rischio

“Italia più lontana dalla zona-rischio”, con questo titolo, Il Sole 24 Ore di domenica 20 giugno ha presentato un bilancio dello spread (differenziale del tasso d’interesse a cui si collocano i titoli pubblici rispetto al Bund tedesco) relativo a diversi Paesi europei. L’analisi dell’andamento della collocazione sul mercato di questi titoli dimostra che lo spread si è allargato per Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda; invece è diminuito di due centesimi percentuali per l’Italia.

Da quando è esplosa la crisi del debito pubblico della Grecia, che ha fatto traballare l’Europa, lo spread tra i titoli di stato italiani e tedeschi si è sistematicamente comportato meglio di quello degli altri Paesi “periferici”.

E anche se l’Italia mantiene il più alto livello del rapporto tra debito pubblico e Pil, al 118%, la sua crescita è stata la più bassa a livello europeo dal 2007 in poi, cioè dalle prime avvisaglie della crisi finanziaria internazionale.

La regolarità delle aste, la facile liquidabilità e, quindi, l’affidabilità dei titoli pubblici italiani sono premiate dal mercato: infatti, oltre la metà della raccolta a medio-lungo termine di quest’anno – 133 miliardi di euro su 250 previsti – è già avvenuta nel corso delle aste che si sono tenute, nessuna delle quali ha impensierito il mercato con la domanda nettamente superiore all’offerta. Germania e Spagna hanno finora collocato meno della metà dei loro titoli previsti per il 2010; meglio la Francia, già a quota 60%. Da notare però che la Francia è passata da un collocamento globale di 140 miliardi nel 2008 ai 240 previsti entro il 2010. In poche parole: il mercato mantiene, e in misura limitata accresce la fiducia nella solvibilità dell’Italia, effetto questo, non secondario, dal severo controllo esercitato sulla spesa pubblica.

Altro dato interessante riportato dal quotidiano di Confindustria riguarda la composizione dei detentori del debito: nel primo semestre 2010 è cresciuta la quota dei titoli di Stato italiani in mano ai residenti: questa è un’altra buona notizia per la sostenibilità del debito. Infatti il Financial Stability Review della Bce ha messo in rilievo che l’alta percentuale del debito pubblico di un Paese detenuto da investitori esteri ne aumenta la vulnerabilità. Detta percentuale, per quanto riguarda l’Italia, era di circa il 40% nel 2008, quindi tra le più contenute. Anche se in aumento, essa non desta preoccupazione e rivela la costante forte propensione dei risparmiatori italiani per i titoli emessi dallo Stato.