Dall’economia conferme sulla ripresa
L’economia è sempre l’argomento al quale l’opinione pubblica attribuisce maggiore importanza: giustamente. Ma è anche quello a cui si è sensibili indipendentemente dalla reale e soggettiva situazione nella quale ognuno di noi si trova. I dati nazionali e internazionali confermano che l’Italia si sta riprendendo dalla crisi meglio di altri paesi europei e della media Ue. Il potere d’acquisto delle famiglie non si è ridotto sensibilmente; anzi, il risparmio torna a crescere. Non sono crollati interi settori produttivi come per esempio in Spagna (con l’edilizia e la finanza). I nostri conti non sono a rischio come in Irlanda, Gran Bretagna, perfino Stati Uniti e Giappone.
Eppure la globalizzazione ed un certo sentimento diffuso ci restituiscono l’idea di una crisi che incombe su ognuno di noi. L’appello del Papa per gli operai dell’Alcoa e di Termini Imerese viene rilanciato come se tutte le fabbriche stessero per chiudere i battenti. Viene, ancora peggio, strumentalizzato come se il governo vi assistesse immobile.
Non è così. E’ ora di mettere ordine e di capire una situazione che non è brillantissima (come per tutti), ma non è neppure drammatica.
Alcoa. Berlusconi è intervenuto personalmente con il presidente e amministratore delegato del numero uno americano dell’alluminio per far riprendere la produzione nello stabilimento sardo. La soluzione è stata indicata in un meccanismo che consente all’azienda, grande consumatrice di energia, di risparmiare sui picchi di consumo: vedremo la risposta del colosso Usa, ma certo non si può dire che il governo stia con le mani in mano.
Termini Imerese. L’incontro con la Fiat di venerdì è stato positivo; nel tavolo tecnico del 5 febbraio si inizieranno ad esaminare le ipotesi di riconversione dello stabilimento, che non mancano, e che il governo è andato a cercare in giro per il mondo.
Occupazione. Nel momento peggiore delle ricadute della crisi sul mondo del lavoro, l’Italia fa registrare una disoccupazione dell’8,5 per cento, rispetto ad una media europea del 10.
Mutui. Da oggi scatta la moratoria negoziata tra governo e banche: le famiglie con reddito fino a 40 mila euro (largamente al di sopra delle media nazionale), e nelle quali nel 2009 ci sia stata la perdita di un posto di lavoro, o una situazione di cassa integrazione, o anche un lutto, si vedranno congelati i mutui per acquisto o ristrutturazione della prima casa fino a 150.000 euro (cifra anche questa superiore alla media dei finanziamenti concessi). Allo scadere della tregua, le banche si impegnano a non recuperare i crediti in maniera onerosa.
Fiducia dei consumatori. Cresce del 4,2 per cento, rispetto allo 0,6 di Francia e Germania. E’ un segnale fondamentale, come ha sempre ripetuto Berlusconi, perché solo dalla fiducia delle famiglie e di chi acquista potranno ripartire gli ordinativi, e solo dagli ordinativi delle aziende potrà ripartire il Pil.
Risparmio. Nel 2009 le famiglie italiane hanno aumentato il loro risparmio, ed oggi l’Italia ha assieme al Giappone la quota mondiale di più alto patrimonio privato. Se sommiamo questo risparmio al debito pubblico, l’Italia è tra i pochi paesi a vantare un risultato positivo. E’ sempre stato il nostro vero paracadute economico e sociale: ma va detto che se il governo non avesse fin dall’inizio, e prima di tutti nel mondo, tutelato conti correnti e depositi la gente non avrebbe potuto agire con tanta efficacia e tranquillità.
Imprese. La Confindustria stima per gennaio 2010 una ripresa dello 0,9 della produzione industriale, mentre l’Isae registra un’attesa di aumento degli ordini.
Export. In dicembre aumenta del 5,9 in generale, e del 23% verso i paesi emergenti che traineranno la ripresa mondiale.
Pil. Il governo, pur nella tradizionale e saggia prudenza di Giulio Tremonti, ha rivisto al rialzo le stime del 2010, 2011 e 2012: rispettivamente all’1,1, ed al 2% nel biennio successivo. Non è un’esibizione di ottimismo visto che sulla stessa valutazione per l’Italia concordano tutti gli organismi internazionali.
Che cosa significano queste cifre? Anche se ormai quasi tutti ci hanno preso confidenza, è bene chiarire che cosa significa questo avvicendarsi di sigle e numeri. Il Pil è la ricchezza del Paese, quando cresce quella, migliora tutto il resto. Ma il motore della ricchezza è dato dalla fiducia delle famiglie e dei consumatori, e dalla ripresa di produzione ed export. Questi elementi oggi ci sono tutti, e sono tutti positivi. Non dimentichiamo che un anno fa gli indicatori erano tutti negativi. E fu allora, nel pieno del tunnel, che il governo lanciò agli italiani un segnale di fiducia accompagnato da una serie di misure che stanno dispiegando i loro effetti. Segnale raccolto dalla gente, ed effetti che si vedono.
Le tasse e il lavoro. Un capitolo a parte, infine, va dedicato alle tasse. Tornano a moltiplicarsi gli appelli a ridurle. Già dai prossimi mesi, per il solo effetto dell’aumento del Pil, la pressione fiscale scenderà. Ma il governo, e Berlusconi in persona, sono impegnati ad una riduzione fiscale in termini reali appena sarà possibile. Intanto – a differenza che all’estero – non è stato sottratto un euro dalle tasche della gente. Ma soprattutto va ripetuto con forza ciò che l’esecutivo ha fatto in questo 2009 ormai alle spalle: mettere tutte le risorse disponibili sulle tutele dell’occupazione: lavoro, cassa integrazione, ammortizzatori sociali di vario tipo per dipendenti e precari. Ci si è insomma occupati dei più deboli e delle situazioni a rischio. E’ stata respinta la via della demagogia e delle promesse facili, cosa che al contrario è costata in termini di popolarità a tanti leader mondiali. Il governo è stato dalla parte dei più deboli, e se oggi possiamo parlare di situazioni compresse ma circoscritte come Termini Imerese ed Alcoa è merito di una politica sociale saggia e lungimirante. E che la gente ha capito perfettamente.







